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Lamezia Terme - È possibile nel 2010 sottoporre ad intervento chirurgico dei pazienti ultrasessantenni o settantacinquenni e, a volte, ottantenni affetti da tumore al polmone? A questo quesito, assieme ad altri, ha risposto Paolo Macrì, specialista in Chirurgia toracica (Università Magna Graecia Germaneto) nel corso di un incontro “Terapia chirurgica e insufficienza respiratoria cronica: qual è l’impatto sulla qualità della vita?”, organizzato dall’ Uniter, presieduta da Italo Leone. Una maggiore sensibilità verso gli anziani sta sorgendo in seguito all’ allungamento della vita media della popolazione. Infatti « negli Stati Uniti d’ America - ha spiegato il medico chirurgo Macrì - la popolazione, tra i 65 e i 70 anni, raggiunge il 5, 5%, mentre in Italia il 10%. L’ aumento della popolazione di età avanzata riguarda tutta l’ Europa nella quale nel 2030 è previsto un aumento spropositato, specie in Francia e in Inghilterra, mentre in Italia gli anziani, oltre i 65 anni, saranno il 20% della popolazione totale, il doppio di quella attuale. Il nostro Paese - ha proseguito - si appresta ad avere maggiori problemi con la chirurgia riguardante le persone anziane e noi medici chirurghi, già pochissimi, ci troveremo di fronte ad un numero di pazienti di età avanzata che sarà superiore alle nostre forze». Oggi è possibile intervenire sui pazienti di età avanzata con una chirurgia meno invasiva ( con la chirurgia dei cosiddetti buchini), dopo una serie di esami eseguiti da una équipe medica atti a stabilire se il paziente potrà tollerare dei trattamenti che in qualche modo sollecitano l’ organismo e se è affetto da altre patologie che potrebbero comportare rischi preoccupanti. Certamente «l’ intervento può determinare una mortalità proprio per l’ incidenza di varie patologie associate alla patologia principale su cui interveniamo: cardiopatie, enfisema polmonare, ipertensione non controllata, diabete non controllato o problemi di altro genere», ha affermato il chirurgo Macrì che, attraverso delle diapositive, ha illustrato le nuove tecniche di chirurgia riduttiva miranti soprattutto, in contrasto con il passato, ad esportare l’ intero tumore ma a limitare il volume della resezione polmonare in modo da impedire alle cellule tumorali circolanti, nel momento in cui avviene la resezione, di liberare delle sostanze che si immettono nella circolazione favorendo il tasso di recidiva di tumori. La resezione totale del polmone è d’ obbligo nel caso in cui il tumore sia in uno stadio avanzato. L’ obiettivo centrale, però, è quello di allargare la curva della sopravvivenza e garantire al paziente una buona qualità di vita evitando di danneggiarlo fino in fondo. Di grande rilievo è la fisioterapia con la quale si fa muovere il paziente in modo precoce accelerando così il miglioramento della funzione respiratoria con conseguente beneficio del suo stato di salute. Altrettanto importante è l’ uso del laser nella chirurgia non invasiva ma tra poco però si lavorerà con la chirurgia robotica già sperimentata nel 2006 e di cui è stato realizzato il primo corso. «In Italia esistono circa 30 centri abilitati alla chirurgia non invasiva, uno di questi si trova a Germaneto - ha asserito lo specialista Macrì - in piena attività fino alla fine di dicembre ( mediamente con 15 interventi mensili), attualmente è in una fase di stasi».
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