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commento   
'Perchè scriverò sempre ri/abilitazione'

un dettaglio lessicale?
Inserito il: 27/01/2009
 
 

Nei prossimi contributi che darò alla nostra rivista scriverò sempre ri/abilitazione.
Sono un neuropsichiatra infantile (o dell'età evolutiva), specializzato a Napoli nel 1988 e ho avuto l'opportunità di segure i corsi del compianto prof.Giuseppe Giulio Giordano e poi dei suoi allievi, tra i quali il prof. Antonio Pascotto e il prof. Roberto Militerni.
Un concetto che fin dall'inizio ci veniva trasmesso, suscitando non poche perplessità in noi giovani apprendisti, era quello che per le attività riabilitative rivolte ai bambini bisognava parlare di Abilitazione e non di Riabilitazione. Una finezza lessicale o un concetto non sempre sufficientemente evidenziato nel mondo della ri/abilitazione?
Il punto è il seguente: il bambino non è un adulto in miniatura, cosa ben nota ai Pediatri e ai genitori, ma un essere in crescita, sia fisicamente che neuropsicologicamente, inserito in un ambiente a sua volta mutevole e condizionante.
Un conto è riabilitare una funzione già posseduta e successivamente persa, per una patologia sopraggiunta, come accade nel soggetto adulto (es. emiplegia post-ictale); cosa diversa è promuovere l'emersione di una funzione "nuova", mai posseduta e sperimentata, in un bambino che per danni neurologici, non ha, per esempio, mai raggiunto la capacità di camminare.
Questa semplice e quasi scontata considerazione in realtà permette di vedere il percorso ri/abilitativo di un bambino diversamente abile sotto una luce completamente differente e anche la programmazione dei singoli interventi ri/abilitativi da effettuare dovrà tenerne conto.
Soprattutto dovranno tenerne conto tutti gli operatori che quotidianamente trattano piccoli esseri "in crescita".
Ma questo è un discorso da approfondire in un prossimo intervento.


 
 
 
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