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Il compito della fisioterapia “Molte delle patologie della spalla che sono state esaminate negli articoli precedenti – spiega il dott. Robecchi – possono essere affrontate in prima battuta con un trattamento conservativo, ricorrendo cioè alla fisioterapia. Partendo ad esempio da una diagnosi di instabilità si dovrà cercare di rinforzare i muscoli così da aumentare i vincoli di compattazione attiva dell’articolazione. Un’articolazione lassa, che tende a sub-lussare oppure ha subìto un trauma possiede una struttura passiva che non è più in grado di contenere la testa dell’omero in sede. Può allora essere utile procedere a un rinforzo dei muscoli che trattengono la testa dell’omero nella glena della scapola. Altre patologie dolorose della spalla, legate ad esempio alla sofferenza della cuffia dei rotatori o all’artrosi, possono essere invece affrontate e risolte con un programma riabilitativo focalizzato alla risoluzione di eventuali squilibri o deficit muscolari del cingolo toracico nel suo insieme. La fisioterapia dovrà allora essere mirata a ripristinare un equilibrio corretto, dopo aver individuato i gruppi muscolari che lavorino eventualmente troppo o troppo poco: i primi potranno essere rilasciati con lo stretching, i secondi andranno invece tonificati con un lavoro di rinforzo ad hoc. In caso di trattamento chirurgico, invece, si dovrà procedere a un lavoro più selettivo. Dopo l’immobilizzazione della spalla con un tutore che ne limita i movimenti, le strutture che compongono il complesso articolare saranno tumefatte, rigide e il tono muscolare sarà ridotto. Il percorso riabilitativo dovrà iniziare precocemente pur nel rispetto dei tempi di riparazione anatomica, recuperando prima il cosiddetto range of motion, cioè i gradi di articolarità della spalla. Questo obiettivo si persegue inizialmente solo con sollecitazioni passive per riportare progressivamente tutte le strutture – quelle irrigidite e quelle riparate dall’intervento chirurgico – alle loro fisiologiche caratteristiche di stabilità, elasticità e resistenza. Solo in seguito si potrà procedere con la cinesiterapia attiva assistita: effettuare esercizi con aiuto e con un carico ridotto è utile per sollecitare anche le parti attive, facendo lavorare i muscoli e i tendini con le loro guaine di scorrimento. Una volta conclusa questa fase iniziale si potrà iniziare il lavoro di rinforzo muscolare”.
Il percorso riabilitativo “I diversi passaggi riabilitativi di cui abbiamo parlato devono essere sempre personalizzati. Il chirurgo, dopo aver fornito le indicazioni sull’intervento effettuato e sul percorso post-operatorio, dovrà indirizzare il paziente a un fisiatra, che procederà alla valutazione finalizzata ad impostare un programma di riabilitazione personalizzato che dovrà tenere conto di diverse variabili, quali le condizioni globali del paziente prima e dopo l’intervento, le sue aspettative, la sua età etc. Una volta scelto il protocollo di esercizi, il paziente dovrà essere seguito da un fisioterapista che, applicando le sue competenze specifiche, lo condurrà lungo il percorso riabilitativo. Il trattamento verrà programmato in due momenti fondamentali: le sedute di lavoro con il fisioterapista in palestra e la ripetizione domiciliare degli esercizi appresi durante il trattamento, dai quali non si può prescindere per una buona riuscita di tutto il percorso diagnostico terapeutico. Gli orientamenti più attuali vogliono che il trattamento con il fisioterapista debba iniziare immediatamente al termine dell’intervento chirurgico. In questa sede il paziente viene istruito sul posizionamento del tutore reggibraccio (necessario per il primo periodo), sui movimenti da evitare e sulle attività che può effettuare; vengono anche fornite tutte le indicazioni su come svolgere correttamente azioni fondamentali del quotidiano quali vestirsi e svestirsi e su alcuni semplici esercizi per la prevenzione dei disturbi circolatori distali e dell'eccessivo indebolimento della muscolatura di avambraccio e mano (ad esempio con una pallina di gomma). Successivi monitoraggi permetteranno di introdurre via via nuovi esercizi (attivi prima isometrici, poi isotonici, poi con resistenze progressive) fino ad arrivare agli esercizi di rinforzo vero e proprio che serviranno a preparare il paziente alla ripresa di una attività quotidiana il più possibile aderente a quella preoperatoria”.
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