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E' noto a tutti coloro che si occupano di integrazione scolastica del disabile che uno dei problemi con cui spesso si devono confrontare è rappresentato dalla carenza o assenza di abilità comunicativa. Le gravi difficoltà comunicative ostacolano, più di qualsiasi altra causa, l'inserimento nella vita sociale. Comunicare rappresenta infatti una delle principali attività dell'uomo e significa mettersi in relazione con il proprio ambiente, con i propri simili, significa far conoscere i propri desideri, sentimenti bisogni, significa infine comprendere i pensieri, i sentimenti dell'altro. L'interazione avviene tra due o più individui; il successo della comunicazione dipende quindi dalla capacità di entrambi di adeguarsi alle competenze dell'altro, di condividere un codice di comunicazione ed infine di mettere in atto strategie per attivare la comunicazione quando questa viene meno.
COMUNICAZIONE INTENZIONE INTERAZIONE CODICE CONDIVISO Quindi bisogno individuo con l'ambiente non necessariamente circostante verbale, ma anche grafico
Nel nostro caso, prendiamo in considerazione il bambino autistico nel quale è evidente l'incapacità a rapportarsi con gli altri ed il mondo circostante e di conseguenza ad interagire con questi (Watson, Lord, Schaffer, Schopler: “La comunicazione spontanea nell’autismo” ed. Erickson Trento 1997). Lo scopo ultimo del lavoro terapeutico è, quindi, di mettere in grado il bambino autistico di comunicare con il mondo affinché possa soddisfare i suoi bisogni. Esistono vari canali di comunicazione, tra i quali quello mimico, quello gestuale,quello verbale e quello non verbale. E' necessario sottolineare che il bambino con problemi di COMUNICAZIONE dimostra "RIGIDITA'" nell' usare "gesti-parole-segni" in una dimensione comunicativa. Tende ad usare sempre lo stesso gesto o parola in maniera fissa o stereotipata, non riuscendo ad allargare la sua competenza linguistica. Principale compito del terapista sarà, quindi, quello di mantenere un certo equilibrio fra il bisogno del bambino di disporre di una struttura rigida per apprendere e la necessità di abituarlo ad una certa flessibilità, per riuscire ad inserirsi in un mondo che non può restare fisso e uguale. Le richieste e le pretese di un ambiente immutabile sicuramente gli forniscono punti di riferimento in una realtà quotidiana mutevole ed imprevedibile: piccoli cambiamenti vanno introdotti all'interno di routines stereotipe per arrivare al loro superamento. Gli oggetti e i giochi che attraggono irresistibilmente il bambino vanno utilizzati come rinforzi per favorire l'interazione comunicativa. Le stereotipie andranno interrotte dolcemente, ma con fermezza, riportando il bambino ad un'attività funzionale. In breve, menzionerò alcune tappe per un programma di intervento pedagogico in età prescolare: 1) Per prima cosa si cercherà di stabilire il contatto oculare, di guidare la fissazione dello sguardo e sviluppare la coordinazione oculo - manuale per consentire l’esplorazione degli oggetti. Poiché questi bambini sono incapaci di fissare lo sguardo per tempi prolungati, possiamo venire loro incontro aiutandoli a guardare ed allo stesso tempo a centrare con l'indice immagini, oggetti, figure geometriche, all'inizio sufficientemente grandi, poi di dimensioni sempre più ridotte; abituarli a seguire con lo sguardo, tenendo ferma la testa, oggetti che sono nelle mani dell'operatore, che li muoverà in ogni direzione davanti ai loro occhi, al fine di creare in loro la capacità di movimento binoculare necessaria anche per la scrittura. Gradualmente si cercherà di prolungare il tempo di attenzione. 2) Si solleciterà la Comunicazione non verbale attraverso il contatto corporeo (facendogli il solletico, battendo le proprie mani contro le sue) entrando con lo sguardo nel suo campo visivo. 3) Va stimolata la Comprensione verbale e l'ascolto, inizialmente si fa indicare e poi ove è possibile si chiede di denominare le parti del volto e del corpo. Saranno utili giochi allo specchio, facendo sottolineare con un pennarello le parti da indicare. Successivamente si faranno indicare e consegnare figure ed oggetti concreti di uso comune, frutta e animali. Per ciò che concerne l'ascolto, è opportuno ricordare che i bambini autistici hanno problemi “uditivi”, nel senso che incontrano difficoltà a processare e discriminare i suoni dai rumori. Reagiscono a questa condizione o chiudendosi ad ogni stimolo sonoro oppure cercando di proteggersi tuffandosi in suoni conosciuti e controllabili, come il linguaggio ripetitivo ed ecolalico. Di conseguenza, possiamo aiutarli: - utilizzando costantemente una voce bisbigliata, calma e controllata; - avendo l'accortezza di tenerli lontano da situazioni rumorose come l'ingresso o l'uscita dalla scuola; - programmando con loro ogni piccolo cambiamento dell'ambiente sonoro circostante. 4) Andrà curato il Comportamento Imitativo, iniziando con la partecipazione a semplici attività: gioco con la palla, costruzioni, blocchi logici per lo sviluppo della discriminazione cromatica e di forme geometriche; tutto ciò sarà inserito in giochi a turni alterni, prerequisiti alla comunicazione. 5) Si allenerà la Produzione Vocalica: nei bambini troppo silenziosi attraverso il gioco corporeo, sottolineando azioni e stati emotivi con l'intonazione: cadenza rapida delle vocali per movimenti veloci, lenti per quelli rallentati. Dalla produzione vocalica si arriva a quella di sillabe e poi di parole. Per i bambini che presentano ecolalie verbali, anche queste vanno considerate linguaggio espressivo e meritano di essere apprezzate, utilizzandole in una comunicazione funzionale. L'uso della parola, in questi bambini che possiedono capacità uditive, sia pure in maniera distorta , può essere sostenuto: - supplendo ai loro assoluti silenzi con la nostra parola. Due silenzi che si sommano spegneranno il loro fuoco dell'intelligenza, che tuttavia arde; - parlando sempre a voce bassa, lenta, chiara, come se ci stessero ascoltando..." perché essi ci stanno ascoltando" (C.Delacato: “Alla scoperta del bambino Autistico” ed Armando editore Roma, 1989) Quando la parola è resa vibrante dalla carica emotiva, è più facile che venga memorizzata e permanga a lungo: - parlando di cose visibili, di quelle che abbiamo mostrato, le parole di oggetti che amano, che toccano; - interrogandoci e rispondendo per loro come nel gioco "dell'amico invisibile" che ai bambini solitari piace tanto. 6) Infine sì provvederà a fare acquisire nozioni topologiche (dentro-fuori, sopra-sotto, destra-sinistra, su se stesso e sugli altri, alto-basso) attraverso oggetti concreti, sequenze di materiale fotografico e schede di pregrafismo. Questi esercizi aiuteranno il bambino ad organizzare ed esplorare lo spazio (Elettra Trucco Borgogno, ”L’educazione psicomotoria”, ed. Omega). Tutto ciò è in riferimento a bambini di età compresa tra i tre e cinque anni, ma poichè il bambino autistico può essere avviato all'acquisizione del linguaggio scritto, in età scolare, si provvederà a fargli apprendere l'uso della Ietto-scrittura, mediante lavagne e lettere magnetiche, materiale fotografico, attraverso l'uso di computer e macchine da scrivere (Rosemary Crossley, “Il metodo della comunicazione facilitata”, ed. Quaderni di Savona provincia, 1/1998). E' importante sottolineare che l'acquisizione e lo sviluppo delle varie competenze è sempre supportato dalla facilitazione che permette di compensare i problemi neuromotori (G.Sabbadini, L.Sabbadini: “La disprassia in età evolutiva”, Atti del Convegno di Cassano delle Murge 10,11,12 febbraio 2000; M.M.Formica: “Trattato di Neurologia Riabilitativa” Marrapese editore, Roma, 1985) Questi ultimi sono presenti nelle persone con sindromi autistiche, le quali sono spesso agili nei movimenti riflessi ed automatici, ma deficitari per movimenti fini, necessari all'esecuzione della parola e della scrittura. E' necessario, quindi, ribadire che le persone con autismo possono essere considerate disprattiche e non sono sempre in grado di eseguire movimenti su richiesta; ci mettono troppo tempo a programmarli, non riescono ad iniziarli, continuarli o fermarli. Affinché sia possibile portare avanti un progetto pedagogico e riabilitativo di un bambino autistico, è indispensabile la collaborazione di insegnanti ed operatori sensibili e disponibili, che si integrino nel lavoro di equipe. Ogni intervento sarà programmato pensando al futuro del bambino autistico: scegliendo dunque attività che lo aiuteranno a conquistare il maggiore livello possibile di autonomia all'interno dei suoi ambienti quotidiani di vita, sia in riferimento alle occupazioni che al tempo libero. Le esperienze verbali e comunicative dovranno potersi presentare in classe e in famiglia con costanza e regolarità e con I'evitamento di qualsiasi attenuazione, qualunque sia la resistenza del bambino autistico. Pur con la consapevolezza che dal Disturbo pervasivo dello Sviluppo non si può “guarire”, è importante sottolineare che un efficace intervento educativo, di cui quanto esposto rappresenta solo una parte, può garantire al bambino che ne è affetto la conquista di un grado più o meno elevato di autonomia comunicativa e comportamentale. Il nostro compito, quindi, è quello di incrementare le capacità comunicative e d'apprendimento, in modo da rendere più concreta la possibilità della loro autonomia.
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