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ANAMNESI familiare Nucleo familiare: padre, madre, fratello 9 anni, Gennaro, 5 anni N.P. Padre 34 anni, Commerciante III media superiore, 0 rh + Madre 35 anni, diploma magistrale, casalinga, 0 rh + Linea paterna: balbuzie
ANAMNESI fisiologica Negata consanguineità tra i genitori Gravidanza: riferita normocondotta, in quel periodo la signora ha praticato una particolare dieta per paura della contaminazione alimentare. Ha effettuato controlli ostetrici. Parto: alla quarantesima settimana, spontaneo, acque chiare, peso Kg 3,150, lunghezza cm 51, primo vagito riferito immediato. Accrescimento pondo-staturale nella norma. Ritmo sonno-veglia presente dopo i quattro anni. Sviluppo psicomotorio: non è riferito il primo sorriso; controllo del capo 2°/ 3° mese; posizione seduta 8°/ 9° mese; posizione eretta 13° mese; primi passi a 16 mesi; lallazione a 30 mesi. Il successivo apprendimento del linguaggio risultava deficitario sul versante espressivo e ricettivo, quantitativamente e qualitativamente. Controllo sfinterico non acquisito. Dentizione accompagnata da diarrea.
ANAMNESI patologica Pertosse a due mesi, episodi di faringotonsillite ricorrenti. A 3 anni e 6 mesi, operato per tonsillectomia ed adenoctomia
INDAGINI EFFETTUATE Oligotest ed aminoaciduria, nella norma Esame ABR, esguito a tre anni di età, evince la presenza di potenziale acustici evocati fino ad intensità intorno ai 30 decibel; Esame impedenzometrico: da ambo i lati buona cedevolezza del sistema timpano-ossiculare, ma con riflessi stapediali assenti; EEG nei limiti della norma; TAC cranio nella norma.
ANAMNESI NEUROPSICHIATRICA Ritardo dello Sviluppo psicomotorio (lallazione a trenta mesi, controllo sfinterico non acquisito, linguaggio ecolalico senza alcuna funzione comunicativa, uso strumentale dell’adulto, gioco senza finalità ludica, episodi di crisi di angoscia e di pianto, indifferenza all’ambiente e alla presenza o assenza di figure familiari, coetanei e di adulti estranei). Prassie nella norma per l’età.
RELAZIONE SOCIALE Gennaro frequenta scuola materna privata a Napoli.
CONCLUSIONI DIAGNOSTICHE “Condotte autistiche in soggetto con ritardo dello S.P.M.”
ORIENTAMENTO TERAPEUTICO Ha praticato terapia logopedica privatamente, poi successivamente presso il 2° Policlinico di Napoli per 7 mesi. I genitori si sono pronunciati negativamente sull’esito delle terapie effettuate. Consulenza psicologica per il bambino; colloqui preliminari con la coppia genitoriale in vista di una presa in carico psicopedagogica
PROGETTO TERAPEUTICO In accordo con il Neuropsichiatra infantile e con il resto dell’equipe riabilitativa, visti gli scarsi progressi sia sul piano comportamentale che relazionale ottenuti dopo lunghi periodi di trattamento di tipo logopedico e psicomotorio, si decide di seguire G. con un trattamento di tipo musicoterapico. I genitori, pur non conoscendo il tipo d’intervento, sembrano molto interessati all’inserimento di G. in musicoterapia. La M.T. può essere per G. uno strumento per normalizzare le relazioni sociali, emotive, spesso incontrollate, talvolta aggressive. Siccome le altre esperienze sono a lui inibite, il bambino può trovare nel suono un potente mezzo per ritrovare se stessa, per poter sviluppare la propria personalità. Si decide quindi di inserire il bambino in trattamento musicoterapico con sedute bisettimanali di cinquanta minuti. La stanza di terapia ha forma quadrata, di dimensioni 4 x 4, ed è strutturata nel seguente modo: Moquette sul pavimento, scrivania, sedie, armadietto con giochi e specchio (questo spazio è utilizzato di solito per la psicomotricità)
STRUTTURAZIONE DELLO SPAZIO TERAPEUTICO La difficoltà, dovuta soprattutto a problemi istituzionali, come l’utilizzo di una stanza non adatta ad una terapia musicale, mi ha creato notevoli difficoltà per la strutturazione del setting. Mi sono comunque organizzato nel seguente modo: Ho spostato la scrivania al muro, ho posto gli strumenti sulla moquette, ho tolto le sedie. Lo strumentario era formato da: Metallofono grande con cassa acustica, metallofono piccolo, piatti oscillanti,nacchere, maracas, rullante piccolo, tamburello con sonagli, triangoli di varie misure, campane sospese, dei triccaballacche napoletani ed una cicalina in legno.
PRESENTAZIONE DELLA SCHEDA DI MUSICOTERAPIA AI GENITORI La scheda di musicoterapia è stata presentata ai genitori con la seguente consegna,così come riportato sul manuale di musicoterapia di Benenzon(R. Benenzon:”Manuale di musicoterapia” ed Borla Roma 1998): “Questa scheda ha per obiettivo di raccogliere informazioni sui contatti sonoro-musicali che hanno potuto circondare vostro figlio nel corso del suo sviluppo. Tali informazioni saranno utili nel corso del trattamento. Compilandola, ricordate che ogni dettaglio, anche quello minimo od utile, può essere molto importante”.
L’elaborazione della scheda è avvenuta a casa del paziente ed è stata riconsegnata dopo circa quattro mesi dall’inizio del trattamento, con annessa una copia di una musicassetta, che Gennaro ascolta volentieri, in quanto, durante il periodo di trattamento, si è liberato dalla fobia che aveva del registratore.
SCHEDA DI OSSERVAZIONE SCOLASTICA Per avere quanti più dati possibili relativi al nostro paziente, ho richiesto una relazione agli insegnanti che lo seguono a scuola, poiché è di notevole importanza,ai fini dell’intervento, avere il maggior numero possibile di informazioni, da tutte le agenzie che interagiscono con lui. Niente deve essere trascurato, anche cose che possono sembrarci di minore rilevanza potranno essere utili.
PRIMO INCONTRO Gennaro è un bel bambino con occhi azzurri, capelli scuri, di statura regolare per la sua età ed è ben vestito. Arriva puntuale, è accompagnato dai genitori e dal fratello (che ha uno sguardo piuttosto triste e sofferente). Si presenta come un soggetto iperattivo, indifferente all’ambiente ed alla presenza ed all’assenza di figure familiari o di coetanei ed adulti estranei, presenta numerose stereotipie. Non ha nessuna difficoltà ad entrare nella stanza di terapia, non mi rivolge il minimo sguardo ed inizia ad esplorare gli strumenti. Chiudo la stanza e gli do la consegna: ”Gennaro, staremo insieme per un po’”. Il bambino aveva già iniziato e non aveva dato nessuna attenzione alla mia voce. Il primo strumento che avvicina è quello delle campane sospese,si pone frontalmente e si siede sulla moquette .Il suono che produce è ritmicamente binario ,mentre quello melodico è formato dall’utilizzo dei suoni della scala dello strumento in modo consequenziale. Il tempo di utilizzo è di circa due minuti. Si stende lateralmente, prende il tamburo ed inizia a suonare in modo tradizionale forme ritmiche non ben definite e con una timbrica contenuta, sorride, si guarda allo specchio ed inizia a canticchiare una frase melodica tipica della melodie infantili. E’ indispensabile sottolineare che il linguaggio di Gennaro è di tipo ecolalico. Io cerco di stare fuori quanto più possibile. Ad un certo punto dell’ incontro, accendo il magnetofono per registrare e G. fa un sobbalzo, le prende una crisi d’angoscia sostenuto da un forte pianto, si avvicina al registratore toglie la cassetta e la rompe in “mille pezzi”. Scappa dalla stanza. Al di fuori chiesi ai genitori il perché di questo atteggiamento ed il papà mi rispose che spesso la costringeva ad ascoltare la propria voce come mezzo per darle la consapevolezza della propria identità. Non mi sembrava a quel punto di continuare l’incontro poiché anche il bambino non ne voleva sapere di seguirmi.
SEDUTA PIU’ DIFFICILE Sono nella stanza, lo sento arrivare, G. è in preda ad una profonda crisi di pianto. E’ accompagnata dal fratello e dal papà. Fa una notevole resistenza, non vuole entrare. Il viso presenta una mimica di profonda tristezza ed il pianto, accompagnato da urli incontrollabili, si fa sempre più intenso. Il fratello cerca di persuaderlo ad entrare ma è inutile. A questo punto interviene il papà con un forte grido:”Basta!”. A questo punto lei lo guarda ripetendo sia per tono che per intensità, la stessa parola pronunciata dal padre. Sono passati pochi minuti, ho pensato di intervenire personalmente, mi accovaccio, prendo le mani del bambino e cerco un contatto oculare ma inutilmente e la verbalizzo:”dai G. andiamo a giocare insieme!”. Devo sottolineare che comunque avevo accumulato una grossa ansia e che ero molto disorientato rispetto a quello che dovevo fare. Il bambino dopo notevoli resistenze mi segue e nel momento in cui chiudo la porta della stanza, mi spinge per uscire. Io lo trattengo e cerco di contenerlo col mio corpo, ma non ottengo grossi risultati, la crisi di G. si fa sempre più intensa. A questo punto mi stendo sulla moquette , vicino agli strumenti, portando G tra le mie braccia, anche se forzatamente in quanto è ancora incontrollabile. Decido di iniziare a suonare e mentre la cullo tenendolo stretto con il braccio sinistro, col destro prendo il metallofono ed accenno una melodia di ninna nanna e, prima con lo strumento, poi aggiungo la voce senza però utilizzare le parole. Dopo circa 5 minuti G. inizia a calmarsi e lentamente sostituisco il suono vocale le parole, sempre sostenendomi musicalmente col metallofono.C’è da sottolineare che l’intensità con cui viene suonato lo strumento e la voce sono molto labili. G. comincia di nuovo a piangere, ma è un pianto diverso, riesce ad essere più rilassata, assume una posizione fetale e si lascia accarezzare. Rimango in questa posizione per venti minuti. G. smette di piangere ed io resomi conto che il tempo era quasi finito, la poggio dolcemente sulla moquette, mi alzo ed anche lei lo fa e senza nessuna consegna apre la porta e se ne esce da solo, afferra il papà e lo trascina via dicendo:”arrivederci!”.
ANALISI DELL’ EVOLUZIONE MUSICALE, RELAZIONALE, COMUNICAZIONALE. Il bambino ha avuto una grossissima difficoltà ad accettare la situazione terapeutica. Non si presentava per niente socievole. In ogni su a iniziativa non manifestava dipendenza dall’adulto. Presentava un tono muscolare sempre alto, posizione contratte, movimenti rigidi, un atteggiamento corporeo molto difensivo rispetto al rapporto tonico con le persone. Ricordava perfettamente la posizione di uno strumento o di un oggetto ed ogni spostamento le dava angoscia. L’espressione verbale era incomprensibile. L’espressione musicale sugli strumenti musicali avevano forme strutturate pre-acquisite ed introversive, così come anche i prodotti musicali vocalici. Presentava stereotipie di tipo sia motorio che verbali.
VALUTAZIONI SULLA SITUAZIONE INIZIALE Dalle difficoltà del bambino,dovute dalla sua patologia,deducono le difficoltà del “mettersi in gioco” con l’altro. La paura di rompere quella “barriera” che lo isola dal “mondo esterno”. SITUAZIONE ATTUALE G. ha avuto grandissimi progressi sia sul piano relazionale che comunicazionale. Il fatto di essere “ascoltato”, l’ha portato anche ad un recupero rispetto al ritardo dello sviluppo psicomotorio(controllo sfinterico, diminuzione di rituali ossessivi, ricerca dell’altro). Si è rafforzato l’uso della voce intesa come strumento di comunicazione. Ricerca l’altro nel gioco. Negli ultimi incontri mi ha proposto di perquotere sul tamburo una forma ritmica da lei indicata e si è inserita con un fraseggio melodico. Questa struttura musicale prodotta da G. può avere una notevole importanza,perché, durante i colloqui col padre, ho scoperto che il motivo riprodotto dal bambino è in realtà di una canzoncina che cantano i bambini della scuola, e pertanto il significato potrebbe essere l’esigenza di riportare il suo vissuto scolastico negli incontri.
CONCLUSIONI I notevoli miglioramenti di G. sono basati soprattutto sul rapporto affettivo-comunicativo che si è instaurato con me. Questo ha dato al bambino il desiderio di partecipare, provare, toccare, sperimentare. Dobbiamo considerare i grossi problemi di chi è vicino al bambino: la disperazione dei genitori e dei fratellini, il rifiuto incoscio, portano spesso questi soggetti ad una vita scarsamente stimolante, con conseguente rafforzamento della chiusura. Nel caso di G., il fallimento di precedenti tentativi terapeutici, in cui non si era riuscito a trovare i canali comunicativi più idonei, aveva al contrario rafforzato l’angoscia della famiglia (ricordo che mi è rimasto impresso, nella prima seduta, lo sguardo sofferente del fratello). Questo lavoro ha contribuito a migliorare la dinamica familiare: il papà è più tranquillo, il fratello riesce a strutturare dei giochi con G. e la mamma, resasi conto anche dei suoi problemi personali, ha sentito l’esigenza di iniziare una psicoterapia. Finalmente il bambino ricerca, almeno per i suoi giochi, i suoi familiari, li prende per mano ed inizia ad avere uno sguardo comunicativo. La musicoterapia è stata lo strumento per essere “ascoltato”, per comunicare e per mettersi in relazione.
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